Alfano e le agende rosse
Ieri il Ministro di Grazie e Giustizia Angelino Alfano era a Rimini, al Salone della Giustizia; ad aspettarlo c’eravamo noi del popolo delle agende rosse, agenda in mano, per chiedere che venga fatta luce sui fatti del ‘92 e ‘93 e che la Mafia sia sradicata dallo stato. Tutti ragazzi anche piuttosto giovani, pacifici, tranquilli, senza aver creato il benché minimo problema.
Non potevamo sapere che al Ministro il colore rosso risulta fastidioso, tanto che l’ordine impartito alle forza dell’ordine è stato di non far entrare nessuno del popolo delle agende rosse. All’esterno, c’erano due poliziotti per ogni manifestante, mentre all’interno le uniche persone presenti erano altri poliziotti e qualche giornalista. Neanche dopo aver riposto agende rosse e striscioni è stato possibile per i singoli manifestanti entrare a vedere la mostra, ma siamo stati trattenuti all’esterno a chiacchierare con la Digos fintanto che il Ministro non ha lasciato la fiera.
Che abbia paura di qualche critica? Che non si sentisse al sicuro con quel migliaio di agenti a proteggerlo? O forse non è d’accordo con i nostri striscioni (”Fuori la mafia dallo stato”)?
È questa democrazia?
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