Ieri il Ministro di Grazie e Giustizia Angelino Alfano era a Rimini, al Salone della Giustizia; ad aspettarlo c’eravamo noi del popolo delle agende rosse, agenda in mano, per chiedere che venga fatta luce sui fatti del ‘92 e ‘93 e che la Mafia sia sradicata dallo stato. Tutti ragazzi anche piuttosto giovani, pacifici, tranquilli, senza aver creato il benché minimo problema.
Non potevamo sapere che al Ministro il colore rosso risulta fastidioso, tanto che l’ordine impartito alle forza dell’ordine è stato di non far entrare nessuno del popolo delle agende rosse. All’esterno, c’erano due poliziotti per ogni manifestante, mentre all’interno le uniche persone presenti erano altri poliziotti e qualche giornalista. Neanche dopo aver riposto agende rosse e striscioni è stato possibile per i singoli manifestanti entrare a vedere la mostra, ma siamo stati trattenuti all’esterno a chiacchierare con la Digos fintanto che il Ministro non ha lasciato la fiera.
Che abbia paura di qualche critica? Che non si sentisse al sicuro con quel migliaio di agenti a proteggerlo? O forse non è d’accordo con i nostri striscioni (”Fuori la mafia dallo stato”)?
dopo aver ascoltato la sua lezione sulla costituzione che ha voluto impartire ad un cittadino che le ha chiesto di non firmare la legge sul cosiddetto “scudo fiscale”, siamo rimasti molto amareggiati dalla sua risposta, dalla sua scarsa comprensione dell’importante ruolo istituzionale che lei riveste e dalla sua assoluta mancanza di carisma e coraggio.
Se, come lei sostiene, non firmare le leggi è assolutamente inutile, allora come spiega l’articolo 74 della Costituzione? A cosa serve che il Presidente della Repubblica firmi le leggi? Non sarebbe più efficace sostituirla con un timbro? A questo modo si assicurerebbero tempi ancor più veloci per l’approvazioni delle leggi, migliorando i pur ottimi risultati che lei ha conseguito in questi anni.
Se, come lei sostiene, non firmare le leggi non significa niente, il Presidente della Repubblica sarebbe semplicemente un anziano signore che si limita a dire ai cittadini e ai politici “Fate i bravi!” e ad eleggere un pugno di giudici della Corte Costituzionale.
Onorevole Presidente, il valore dell’articolo 74 è il punto cruciale del ruolo che lei ricopre: rifiutando di firmare una legge proposta dalle camere, il Presidente della Repubblica invita il parlamento ad una analisi più attenta ed approfondita della questione che tenta di risolvere, soprattutto quando le soluzioni proposte sono in palese contrasto con la Costituzione ed i valori fondanti della Repubblica Italiana. Rimandare una legge alle camere, insomma, è un atto di altissimo valore simbolico, uno schiaffo in faccia a deputati e senatori, poiché equivale a dire “non avete compiuto bene il vostro dovere”. Il messaggio motivato previsto dall’art. 74, inoltre, permette al Presidente della Repubblica di indicare quali siano i punti controversi che violano la Costituzione ed i principi su cui si basa, spunto fondamentale per una più approfondita discussione di aspetti che, volendo credere nella buona fede, possono essere sfuggiti.
Vorremmo anche rassicurarla di una cosa, onorevole Presidente: gli italiani non sono scemi come può sembrare. Se lei rimanda alle camere una legge che giudica in contrasto con la Costituzione italiana e questa le viene ripresentata tale e quale, tutti sarebbero perfettamente in grado di capire che a quel punto lei non può più nulla, ma le sarebbero anche grati per aver difeso fino in fondo la Costituzione.
Siccome pare che non sia stato recepito il messaggio che tantissimi italiani stanno mandando, ribadiamo ancora una volta il concetto: crediamo che il Presidente della Repubblica debba smettere di essere un attore passivo della vita del paese e debba utilizzare a pieno il suo potere, mantenendo gli equilibri previsti dalla Costituzione, ricordando al Governo che il potere legislativo appartiene al parlamento e rimandando ad approfondita discussione leggi evidentemente incostituzionali. La esortiamo a ricoprire con onore e dedizione il ruolo che è stato chiamato a svolgere, affinché possa rappresentare tutti noi italiani in quanto servitore dello Stato ed unicamente di quest’ultimo. Ad oggi, osserviamo con amarezza che la realtà è ben diversa da quell’ideale che ci portiamo dentro.
Molti cittadini ripongono fiducia o speranza in lei. Noi vorremmo poter tornare ad essere tra questi.
In questa settimana, dal 21 ottobre al 28 ottobre, dobbiamo inviare
migliaia di mail alla redazione: annozero@rai.it
con il seguente format:
*Gentile redazione.
Sono _(nome e cognome)_, della città di (indicare la città), amico di
Pino Masciari, un imprenditore eroe calabrese che ha denunciato i suoi
estorsori (politici e mafiosi) e che da più di dieci anni vive isolato
con la sua Famiglia.
Oggi, a causa della revoca della scorta e dell’autorizzazione a muoversi
in autonomia attuata da questo Governo, il mio amico Pino, assieme alla
sua Famiglia, rischia la vita esattamente come Roberto Saviano.
Per quanto sopra esposto, chiedo a codesta spettabile Redazione di
invitare Pino Masciari in studio per far conoscere la Sua storia a tutti
gli italiani, indispensabile per restituirgli protezione e per salvargli
la vita.
Certo dell’accoglimento della presente
porgo distinti saluti.